L’arte senza tempo di Ron Mueck

Posted under L'arte... ad arte di Symele on giovedì 18 settembre 2008 at 19:54

Sebbene mi capiti spesso di maledire le catene inviate tramite mail, a centinaia, giorno dopo giorno, devo ammettere che alcune sono interessanti o quantomeno buffe. Altre ancora sono rivelatrici.

In una di queste, tra l’altro in spagnolo, tempo fa, ho scoperto un genio. Si chiama Ron Mueck ed è un iperrealista. Non credo lo conoscano in tanti, forse perché si è diffusa nell’opinione pubblica l’idea che solo l’arte del passato meriti la giusta attenzione. Come se da Leonardo in poi fosse tutta spazzatura…

Dopo aver lavorato per anni nel mondo della televisione, del cinema e della pubblicità, Ron Mueck, australiano di origine tedesca, ha scoperto la sua strada nel mondo dell’arte; per la prima volta nel 1997, il maestro del silicone (non quello delle protesi mammarie!), ha stupito la Royal Accademy di Londra con le sue sculture giganti, uniche nel loro genere, perfette e commoventi. I soggetti sono neonati, donne, uomini, anziani, ricostruiti minuziosamente in ogni particolare. Un incredibile sfoggio di abilità manuale.

Dopo aver osservato le opere qualche minuto, e inviterei tutti a farlo, inizia però a sopraggiungere un pensiero inquietante: le persone rappresentate da Mueck siamo noi, tutti noi.

Quel che infatti traspare con prepotenza, al di là dell’eccellente realizzazione, è uno specchio dell’animo umano, di una natura imperfetta, impietosa.

Racchiusi in un goffo involucro di difetti, tra capillari spezzati, nevi e unghie tagliate male, ecco che fa capolino l’ uomo solo e spaventato, la donna pensierosa e il bambino dallo sguardo sfuggente. Siamo lì, immortalati nei momenti più imbarazzanti della vita, con le nostre paure, le nostre angosce e la nostra solitudine, ingigantite tutte fino all’estremo.

Nello svelare le nostre debolezze Mueck ricorre ad un altro espediente, la nudità, che diventa un abile tentativo per catturare l’essenza delle cose, oltre le apparenze e gli inganni.

Queste sculture possono suscitare un misto di orrore, disgusto, tristezza, ma non possono lasciare indifferenti; è un’arte senza tempo, uno sguardo che sa essere docile e spietato, e che invita a non aver paura di accettare la nostra natura. Siamo fragili, imperfetti, meravigliosi.


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1 commento »

  1. Commento dimichel — 6 ottobre 2009 @ 13:50

    100cosecosi blog
    Ciao carissimo,grazie per aver depositato un commento
    molto pertinente,peraltro sono giunto da poco a delle conclusioni vicine alle tue,si tratta di un obiettivismo spietato,il corpo privo di ogni sovrastruttura culturale “nudo” come dici tu,piu nudo che oltre non si puo,esprime il senso critico verso la “costruzione” culturale contemporanea,effimera,consumiste,fatua,distruttrice etc,
    cordialmente
    Michel

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